Talk about practice

Molto spesso si sente parlare che il 90% dei praticanti si trovano davanti ad un muro, ossia dopo i primi mesi o anni di pratica non riescono più ad evolvere sia a livello esterno (asana) ed anche interno (respiro, kumbakha, connessione spirituale, etc.).

Nel mio approccio di praticare ed insegnare ho dovuto fare diverse

valutazioni e studi paralleli per poter risalire alla fonte di questa problematica. Durante anni di esperienza, circa 25, ho potuto riscontrare, tra le varie problematiche, due particolarmente interessanti da un punto di vista pratico: -Nello yoga inteso come vari stili contemporanei fisici la modalità della pratica viene troppo generalizzata e quindi superficializzata nel cosiddetto motto “one practice suits for all”.

-Per quanto riguarda l’aspetto fisico e anche interno non viene preso nessuna base di legge fisiologica per aiutarci a comprendere quali sono i nostri limiti in base all’ età/cosituzione etc. e quindi a come superarli soprattutto grazie alla comprensione dei nostri rilasci di recupero ormonale. Nei miei corsi vado molto nello specifico cercando di trasmettere nella modalità più semplice e diretta tutto questo ed altro ancora, dove alla fine dei conti le belle parole, la filosofia etc. se non accompagnate dai fatti portano solo a dispersione di tempo ed energia.

Purtroppo attraverso un post è difficile trasmettere in modo chiaro coerente tutto questo dato che lo stesso percorso didattico di trasmissione implica un rapporto onesto di fiducia, apertura mente/cuore, rispetto e anche di dialogo reciproco.

In fine vorrei aggiungere che secondo me ognuno deve seguire il proprio sentiero rispettando quello altrui ricordando che il cammino per la verità cammina lungo strade parallele sottilmente confinanti l ‘una con l’altra che richiedono costantemente rivalutazioni di affinamento di percezione.

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